asilo“Continuità educativa”. Belle ma vane, secondo una mamma di Bologna, le parole invocate da legge e progetti vari in materia pedagogica. Perché lei, Cristina Greggio, incinta del secondo figlio e con un lavoro full time come comunity manager (ma a partita Iva), dall’ultimo bando per le scuole dell’infanzia statali e comunali è rimasta esclusa. O meglio, è rimasto fuori il suo bambino di tre anni, dopo due anni di nido in un servizio comunale, la nuova gravidanza (che a Bologna non fa punteggio) e il marito dipendente a tempo pieno.

Un’interruzione del percorso educativo che significa, per Cristina, anche una botta pesate sulla gestione familiare, in particolare sula tanto dibattuta conciliazione figli-lavoro, visto a gennaio arriverà il secondo bambino e lei dovrà rientrare al lavoro praticamente subito, non godendo del congedo di maternità: “All’uscita della prima graduatoria, vedendo che mio figlio era in lista d’attesa, mi sono allarmata ma dagli uffici del Comune mi hanno spiegato che, nei mesi successivi, in virtù delle rinunce, avrei ottenuto il posto. Invece l’anno scolastico è iniziato e il mio bambino è fuori”.

A Cristina è stato anche suggerito di rivolgersi ai privati, con una spesa di alcune centinaia di euro più quelle per i pasti, tamponabili dal voucher del Comune per un massimo di 800 euro all’anno: “Impossibile da sostenere. Le materne private, poi, sono di matrice cattolica. Una scelta che io e mio marito non abbiamo, per convinzioni nostre, voluto fare. D’altro canto, mi è stata offerta una soluzione fuori mano, in una scuola dell’infanzia comunale mezza vuota per problemi passati. E per me che non guido, è inaccettabile”.

Durante la compilazione del bando, Cristina aveva indicato quattro scuole, non una o due come certi genitori a volte fanno (problema che era stato riscontrato per esempio a Ravenna): “Spero di essere d’aiuto alle altre mamme che devono ancora passarci: la frequenza al nido non è una garanzia che i bimbi saranno ammessi alla scuola dell’infanzia. Io resto in attesa, sperando in una chiamata tardiva”.