bambino stranieroAccogliere un profugo a casa propria. In certi Comuni, come a Modena, si può. E grazie al progetto “WelcHome” una coppia del posto, quella composta da Emanuela e Raffaele, sta vivendo in questi mesi un’esperienza di vita assolutamente nuova con Gias Uddin, 18 anni compiuti lo scorso luglio, profugo del Bangladesh.

La loro storia è raccontata da La Gazzetta di Modena, che scrive come Gias, a differenza della comunità, in famiglia si senta accolto senza etichette: “Con una famiglia alle spalle è tutto più facile: andare a scuola, frequentare i miei amici e conoscerne di nuovi. Insomma, qui non mi sento trattato come uno straniero”.

Emanuela e Raffaele stanno anche aiutando il ragazzo a pagare il debito legato al viaggio dal Bangladesh all’Italia: “Altrettanto bella la possibilità che mi è stata offerta di frequentare un corso professionale per diventare cuoco. Di loro mi piace tutto, mi hanno accolto con molto amore”.

Ovvio che, per la coppia accogliente, gli equilibri sono cambiati: “Prima, quando non c’era Gias, facevamo anche fatica a tornare a casa perché eravamo molto proiettati sul lavoro. Gli impegni esterni erano la nostra priorità. Adesso non parliamo più solo di lavoro. Sentiamo la responsabilità di avere una persona a casa che ha bisogno di noi. Gias ha 18 anni: le sue necessità, la sua voglia di vivere sono molto diverse dalle nostre”.

Un po’ come accudire un figlio: “Gias è molto intelligente e speriamo che riesca a coltivare le sue tante capacità. È bravo a cucinare, a pescare, a coltivare gli ortaggi, a giocare alla dama bengalese e a disegnare. È perfino un bravo parrucchiere. Crediamo che i suoi genitori debbano essere orgogliosi di lui“.