13087548_831816776922257_4992099023897318863_n“Il cancro ce l’ho negli occhi quando guardo mia figlia Lidia di 14 mesi, era con me quando la mia compagna aveva la mastite e soffriva. Il cancro è un pensiero fisso, un segno indelebile. Per i medici sei guarito? Lo stesso, dalla testa e dal cuore non va più via”. Non ha dubbi Ivan Caldarese, il 39enne originario di Napoli ma residente da tempo a Milano che questa sera alle 21 presenterà il suo libro “Ambulatorio 62. L’inchiostro che parla di cancro” (Marotta&Cafiero) alla libreria della Festa dell’Unità di Ravenna (Pala de Andrè, via Trieste). Quattro anni fa, palpandosi la gola e poi iniziando ad avere di frequente febbre alta e dolore, Caldarese scopre di avere un cancro alla tiroide: “In realtà, me ne hanno diagnosticati tre, più uno in metastasi”. L’annuncio gli viene dato nell’ambulatorio 62, lì dove il mondo gli è cascato addosso e dove ha iniziato, nei fatti, una nuova vita.

“Durante l’iter della mia rinascita, come quando sono rimasto una settimana in isolamento per la radio-iodio terapia o dopo l’intervento chirurgico di asportazione della tiroide e delle paratiroidi – racconta – ho trovato in me lo spazio temporale per raccontare quello che mi stava succedendo. In particolare, ed è questo che più voglio dire con il mio libro, la presa di coscienza che fino a quel momento, nella vita, non avevo poi fatto grandi cose: comprarmi una casa, cambiare macchina ogni due anni, andare in vacanza, trovare un lavoro in un’azienda alimentare. Ma poi, che cosa mi rimaneva? Solo dopo, declinando la mia disavventura in positivo, sono riuscito a capire che se non fai nulla di buono per gli altri, alla fine non stai vivendo”. Il libro contribuisce, infatti, a finanziare il progetto “Daremo voce ai tuoi sogni”, la raccolta fondi a sostegno del doposcuola che la onlus CentroInsieme realizza alle Vele di Scampia.

Ivan Caldarese
Ivan Caldarese

Un progetto che sta contribuendo a far sentire Caldarese un uomo migliore: “Dopo il cancro non si è più quelli di prima. Io, riemergendo dal male, ho capito che sulle cose davvero importanti non mi ero mai soffermato. E ho dato la svolta: trovando una nuova compagna, incontrata per caso a una cena di vegani alla quale mi avevano invitato pur non essendo vegano, e riuscendo con lei a coronare il sogno di diventare papà. Un obiettivo che non avrei mai pensato di raggiungere, visto che a causa delle terapie ho corso seriamente il rischio di diventare sterile“. Caldarese, durante la malattia, ha anche colto il valore del prendersi cura delle persone: “In ospedale, in sala operatoria e durante le cure ho trovato un’umanità che non immaginavo, quella di cui avevo bisogno proprio in quel momento. Ricordo bene il volto del medico che mi ha dovuto comunicare la diagnosi, impaurito dall’idea di stroncare i sogni a un 35enne. Ricordo ancora meglio l’eccezionale persona che è la dottoressa che mi ha operato. Quell’empatia e quella sensibilità, ora, le voglio restituire agli altri“.