Una foto tratta dal libro del fotoreporter Giampiero Corelli "La bellezza dentro"
Una foto tratta dal libro del fotoreporter Giampiero Corelli “La bellezza dentro”

Il capo del Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) Santi Consolo e il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, hanno rinnovato l’accordo per tutelare i diritti dei minori che entrano in carcere per i colloqui con un genitore.

Il progetto “Bambini e Carcere”, nato nel 1993, è alla base dell’accordo rinnovato ieri. Sono stati oltre 10.000 i bambini e i ragazzi seguiti nel 2015 dalle attività del progetto, attraverso la presenza di 224 volontari, in 18 carceri in tutta Italia.

Il progetto si muove in due direzioni: la fase del “Nido” che consente ai bambini di trascorrere i primi anni (0-6) con la mamma in carcere in una situazione affettiva, logistica e organizzativa a misura di bambino, e la “Ludoteca” per attenuare l’impatto con la dura realtà carceraria al momento del colloquio finalizzate a creare un clima sereno e accogliente per il minore: per i più piccoli, l’obiettivo è di facilitare il rapporto con la mamma e rendere meno traumatica la convivenza in una struttura penitenziaria. Con le attività nella Ludoteca, invece, si cerca di allentare la tensione precedente all’incontro del bambino con il genitore detenuto.

Anche nelle carceri dell’Emilia-Romagna vengono attuati percorsi protetti per i figli dei detenuti come ha potuto constatare personalmente la vice presidente della Regione Elisabetta Gualmini nella terza tappa di “Il giro: storie, volti, immagini del welfare in Emilia-Romagna”, che l’ha portata a visitare il carcere di Ferrara. Qui sono state allestite alcune sale arredate grazie alla donazione di mobili, giochi e arredi da parte di Ikea e uno spazio esterno con gazebo, tappeto erboso, piante e tavolini. L’allestimento fa parte di “I sabati delle famiglie”, iniziativa promossa per sollecitare una maggiore attenzione ai figli da parte delle persone detenute, sostenere i bambini più piccoli in un’esperienza traumatica come la carcerazione di un genitore, rendere più sopportabili le difficoltà dovute alla lontananza e superare il problema dei colloqui senza alcuna intimità.

La stessa attenzione ai bambini dei detenuti Gualmini ha potuto verificarla durante la recente visita  al carcere della Dozza di Bologna, dove esiste uno spazio verde attrezzato con tavolini, ombrelloni e giochi per i bimbi che permette un incontro più sereno tra genitori detenuti e figli minorenni.

Qui un approfondimento di Romagna Mamma sul carcere di Forlì