Destinazione umana: tre donne e un nuovo modo di viaggiare (anche con i bambini)

destinazione umana
Da sinistra Silvia Santachiara, Silvia Bernardi e Silvia Salmeri

Viaggiare verso “chi”, non verso “dove”. Partire pensando alle persone da conoscere, non ai luoghi da vedere. Prendere il largo “ispirati”, non con un pacchetto turistico per le mani. Sono i concetti alla base di Destinazione Umana, che da primo tour operator al mondo con questa concezione è diventato anche una guida turistica edita da Giraldi Editore (“Destinazione Umana. La guida di viaggio per cambiare vita”) scritta da tre donne di Bologna che, coincidenza, hanno lo stesso nome: Silvia Salmeri (che con il marito Valerio Betti, nel 2014, ha dato vita all’idea), Silvia Bernardi e Silvia Santachiara, le ultime due mamme – rispettivamente – di Leonardo, cinque anni e Lorenzo, sette.

Silvia Salmeri, anima del progetto, è convinta di avere sempre viaggiato “da Destinazione Umana”, senza nemmeno rendersene conto: “Ho fatto il liceo linguistico e  primi veri viaggi della mia vita sono stati soggiorni in famiglie all’estero. Di Dublino, ad esempio, il ricordo più nitido che ho non sono tanto i posti che ho visitato quanto i miei host. Io e la mia compagna di classe eravamo diventate a tutti gli effetti parte della famiglia: giocavamo con il figlio più piccolo, la madre ogni giorno ci preparava il pranzo da portare a scuola e al ritorno chiacchieravamo su come era andata. La sera ci facevamo persino un Bayles con il padre. In generale, ho sempre viaggiato molto attraverso l’ascolto delle storie”. Oggi che Destinazione Umana è il suo lavoro, Silvia vive un arricchimento a tutti i livelli: “Ho la possibilità di costruire, insieme alle persone del mio team, ogni giorno un pezzetto di questa storia ed è un’impresa tanto avvincente quanto impegnativa. Nulla è a costo zero e non credo sia un caso si chiami proprio ‘impresa’. A livello familiare vale lo stesso discorso: Destinazione Umana è come un bambino da accudire, è frutto della nostra creatività e del nostro impegno ed è un catalizzatore di altre persone verso le quali senti di avere una certa responsabilità perché hanno creduto in te: aderendo alla rete, viaggiando con le tue proposte o lavorandoci tutti i giorni”.

Destinazione Umana_cover bozza_ECerto non è facile capire i soggetti che rispondono alle caratteristiche di Destinazione Umana, come precisa Silvia Santachiara: “Non c’è una ricetta uguale per tutti. Dipende dal proprio percorso di vita, dalla storia che si sente più vicina in quel momento ma soprattutto da quello che si sta cercando. Il libro raccoglie infatti oltre sessanta storie di cambiamento, che possono essere fonti d’ispirazione per chi vuole girare il timone, in una direzione o in un’altra, o concepire il viaggio prima di tutto come un viaggio interiore, un’occasione per venire contaminati dalle esperienze di chi ha buttato giù il muro delle proprie resistenze, delle proprie paure e ha deciso di mettere la propria storia a disposizione degli altri, oppure semplicemente provare esperienze fuori dai circuiti turistici. Ci sono manager che hanno lasciato città caotiche per ritrovare se stessi e il loro tempo, ragazzi che hanno dato vita a progetti rurali e comunitari, ecovillaggi, chi ha scelto di andare nella direzione della spiritualità, del respiro, di tempi più umani e chi ha dato vita a incubatori di sogni dove aiutare gli altri a sviluppare la propria idea imprenditoriale ad alto tasso di innovazione”. Vicende che hanno un valore educativo anche per i bambini: “Viaggiare ispirati significa immergersi davvero in un luogo e lasciarsi contaminare dalla storia delle persone che quel luogo lo vivono. Le Destinazione Umane offrono tutto questo: un’accoglienza familiare, un’immersione nella vita di quel posto, attività molto diverse da quelle che si fanno nella propria quotidianità e che possono essere un grande stimolo per i bambini, esperienze di vita vera e non intrattenimento studiato a tavolino per far divertire gli ospiti. Per portarsi a casa un bagaglio di esperienze, ricordi, profumi, colori in grado di farci vedere oltre gli orizzonti che avevamo davanti quando siamo partiti e, magari, aprire nuove porte. Come trasmettere tutto questo ai bambini? Semplicemente portandoli con noi. A volte l’esperienza serve più di mille parole”.

Lo ribadisce anche Silvia Bernardi, secondo cui Destinazione Umana ben si coniuga con le esigenze dei genitori in viaggio: “Sapere chi ti accoglierà e sapere che riceverai un’accoglienza di alta qualità dal punto di vista umano permette a un genitore di manifestare in anticipo esigenze, necessità, magari anche dubbi, con libertà. Gli host della nostra rete sono disponibili fin da prima della partenza a capire insieme alla famiglia che si mette in viaggio quali possono essere le soluzioni migliori, dal punto di vista pratico, organizzativo, ma anche educativo, pensando magari ad particolari esperienze immersive che si possono svolgere in alcune strutture, come corsi, laboratori e workshop“. Insieme a suo figlio, Silvia ha viaggiato in Sardegna e sul Lago di Suviana, da persone recensite nella guida: “Tutto è stato diverso in quei viaggi: le persone che andavo ad incontrare avevano già un volto ed ero emozionata all’idea di vederle dal vivo dopo aver lavorato insieme online. Leonardo è un bimbo molto adattabile, e credo che in questi viaggi abbia certamente percepito un senso di appartenenza e integrazione che lo ha portato a stare bene davvero con tutti”.

Tra i viaggi più adatti alle famiglie, quelli recensiti nel capitolo “ruralità” e organizzati in collaborazione con l’Associazione Vivisostenibile che fa parte, insieme a Destinazione Umana, del gruppo di professionisti Altronauti.

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