Enza Viottado, 57 anni, nonna del piccolo Adam, morto subito dopo il parto avvenuto venerdì scorso all’ospedale di Sassuolo, ha lasciato la sua testimonianza e la sua denuncia a La Gazzetta di Reggio, raccontando come sua figlia Tania Di Perna, 38 anni, mamma di tre figli di 18, 8 e 4 anni, durante la gravidanza avesse avuto non pochi problemi: pressione alta, diabete gestazionale e un peso eccessivo, visto che era arrivata a pesare 120 chili.
Motivi per i quali la donna aveva manifestato l’intenzione di ricorrere al cesareo: “Diceva che non se la sentiva, anche perché il bimbo era grosso (ben 4 chili e 200 grammi), ma il dottore rispondeva: hai sempre partorito, ce la farai anche stavolta”. Tania, nei giorni precedenti al parto, stando al racconto della madre si era presentata più volte all’ospedale di Sassuolo, dove però “le avevano raccomandato di non farsi più vedere finché non avesse rotto le acque.
Quando, alle cinque di venerdì scorso, ha rotto le acque, è corsa in ospedale con il marito, dove i medici le avrebbero fatto tentare il parto naturale per due ore e mezzo, salvo poi ricorrere al cesareo d’urgenza. Solo dopo, la famiglia ha saputo che si era verificato un distacco di placenta: “Perché non sono intervenuti con un cesareo programmato? Perché provare per forza con il parto naturale? Perché correre dei rischi quando si può evitare?”. Tania, ora, è sotto choc: il suo bimbo è rimasto in vita 25 minuti e ha rischiato anche lei, secondo le testimonianze, di morire.
In questo articolo ci sono 0 commenti
Commenta