“Mamme, coinvolgete di più i babbi: il bimbo crescerà meglio!”

famiglia“E i papà dove li mettiamo?” è una nuova iniziativa del consultorio familiare dell’Ausl di Imola riservata ai babbi in attesa o a chi ha un bimbo al di sotto dell’anno di età e desidera confrontarsi sul nuovo mestiere che lo attende o che sta da poco affrontando.

Si tratta di un incontro di circa due ore, tenuto da una psicologa del consultorio familiare imolese (ospedale vecchio,viale Amendola 8, primo piano) dalle 18 alle 20 di martedì 19 aprile, ma per cui sono già previste repliche il 14 giugno, il 18 ottobre ed il 13 dicembre alla stessa ora, con l’obiettivo di coinvolgere maggiormente i padri nel percorso nascita, garantendo loro la possibilità di interrogarsi ed esprimere dubbi, curiosità e difficoltà legate all’emergente esperienza di paternità e all’assunzione di questo nuovo ruolo.

“La gravidanza e la nascita di un figlio rappresentano passaggi decisivi nella vita di una coppia – spiega Maria Grazia Saccotelli, psicologa responsabile del consultorio -. Sebbene la ricerca in ambito medico e psicologico si sia interessata principalmente allo studio delle madri e della loro relazione con i neonati, negli ultimi anni è stato dimostrato che una maggiore attenzione al contributo dei padri e la valorizzazione del loro ruolo nella fase perinatale, può favorire il benessere della compagna ed sano percorso di crescita del bambino. Infatti, nel periodo di gestazione e nei primi mesi successivi alla nascita, gli stati emotivi dei due genitori si influenzano reciprocamente e in modo costante”.

I padri in attesa, a differenza delle madri, riferiscono di avere poche informazioni riguardo ai problemi che potrebbero coinvolgerli e ai servizi di riferimento. Come possono svolgere al meglio le proprie funzioni all’interno della famiglia?

“Oltre ad interrogarsi sulle proprie capacità di assumere e gestire questo nuovo ruolo, i padri sono chiamati a svolgere la parte di genitore in maniera complementare alla propria compagna – continua Saccotelli – Essere un buon padre non vuol dire sostituirsi alla madre, ma sviluppare e mantenere nel tempo delle specifiche capacità collegate alle funzioni paterne. Nel periodo successivo alla nascita, trovare il giusto spazio per inserirsi nella relazione tra madre e bambino, caratterizzata da maggiore vicinanza fisica ed emotiva, può risultare un processo non immediato. Durante la gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino, il padre tende a sentirsi escluso e il suo contributo viene talvolta negato o minimizzato rispetto agli sforzi e alle risorse messe in campo dalla madre. Considerando l’influenza del ruolo paterno sul benessere psichico dell’intero sistema familiare, riteniamo sia necessario includere i padri, sin dall’inizio della gravidanza, nei percorsi di preparazione alla nascita, offrendo loro uno spazio di confronto, aiuto e supporto, che faciliti la consapevolezza del proprio ruolo, per questo abbiamo avviato questa iniziativa, con un primo incontro sperimentale che si è tenuto nel febbraio scorso e che ha riscosso un grande interesse, spingendoci a strutturare questa opportunità nell’arco di tutto l’anno”.

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