Nessuna pigrizia, per quel ragazzino di 14 anni bocciato al liceo. Si trattava di tutt’altro. In una parola dislessia, una patologia a quanto pare “ampiamente certificata e segnalata” agli insegnanti che però non ne hanno voluto tenere conto.
E così i genitori del quattordicenne hanno deciso di rivolgersi al Tar che ha dato loro ragione: dopo essere stato bocciato al liceo Sabin di Bologna lo scorso giugno, il ragazzino è stato iscritto a una scuola paritaria per passare in seconda solo a dicembre, quando è arrivato il pronunciamento del Tar.
Il Tribunale ha ricordato che esistono misure “dispensative” previste dalla legge per chi è dislessico, disortografico e discalculico, come nel caso del quattordicenne: vale a dire la sintesi vocale, con la quale si trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto, il registratore per prendere appunti,
, programmi di videoscrittura con correttore ortografico. “La scuola, pur in possesso di una diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento già nel dicembre 2014 e nonostante abbia predisposto apposito piano didattico personalizzato, non ha poi dato concreta attuazione ad esso”.
La mamma del ragazzo ha dichiarato a Repubblica “l’impreparazione che c’è sui Dsa, gli ostacoli incontrati, le sofferenze e le ingiustizie come la bocciatura, che hanno annientato l’autostima di mio figlio. Tra l’altro, nel nostro caso, la diagnosi è arrivata tardi, nonostante siamo stati sempre presenti e disponibili ad approfondire il perché di quelle solite frasi: è intelligente, ma potrebbe fare di più, è svogliato”.
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