“Cinque giorni sono tanti, ha già messo le braccine”.”Una pillola dei cinque giorni dopo? Ma no, tesoro, non esiste”. “Qui non la vendiamo, provate da un’altra parte. Sappiate che se ci sono farmacisti obiettori non ve la danno”. Sono alcune delle frasi che due giornalisti del quotidiano La Repubblica si sono sentiti dire al bancone di alcune farmacie di Milano quando hanno provato a chiedere ellaOne, il nome cui viene commercializzata la pillola dei cinque giorni dopo. Un farmaco considerato efficace fino a 120 ore dopo il rapporto sessuale ritenuto a rischio e che dal 9 maggio scorso è possibile acquistare senza prescrizione medica, almeno per le maggiorenni. In teoria.
L’indagine sul campo di Repubblica è partita dopo la segnalazione di alcune associazioni che si occupano di salute femminile, che hanno rilevato come due farmacisti su dieci chiedano una ricetta o una visita ginecologica e come altri si appellino all’obiezione di coscienza, che in questi casi non vale. “Sappiate che è come assumere una scatola intera di pillole anticoncezionali”, ha detto addirittura un farmacista ai due giornalisti.
Sul farmaco, del resto, c’è confusione anche tra i medici, in particolare tra chi sostiene che ellaOne eviti all’embrione di essere impiantato e chi sostiene che, invece, produca un vero e proprio aborto. Ed è caos anche sugli effetti collaterali: alcuni affermano non provochi nulla, altri che metta la donna a rischio di emorragia. La stessa Repubblica ha intervistato Nicola Surico, medico cattolico e obiettore di coscienza, il quale ha precisato che la “pillola va data perché evita l’aborto. La reticenza di medici e farmacisti che sollevano l’obiezione di coscienza non ha senso”.
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