Una situazione limite. Un padre separato, docente universitario, costretto a vivere con 37 euro al mese proprio a causa del procedimento giudiziario con la moglie. L’uomo, come riporta il quotidiano cattolico Avvenire, è un professore aggregato milanese di 43 anni con uno stipendio netto di 1900 euro al mese. Ma solo teorico. Durante la separazione gli è stato pignorato un quinto dello stipendio, un altro quinto lo ha ceduto per pagare il mutuo sulla casa coniugale dove vivono la moglie (non ancora ex) e le due figlie di 6 e 11 anni. Infine, racconta egli stesso: “Nel giugno 2015 è intervenuto nuovamente il giudice che ha disposto la distrazione dello stipendio di altri 1.050 euro. Ecco perché in tasca mi rimangono solo 37 euro al mese”.
Incensurato, l’uomo come unica ‘colpa’, a suo dire, ha quella di essere finito nell’iter della separazione che dura da tre anni e non si è ancora concluso. Una guerra legale fra coniugi che non risparmia sorprese: come conseguenze il tribunale ha disposto l’affidamento delle figlie al Comune di Milano, ha cancellato il nome del professore dalle liste elettorali, il questore ha disposto il ritiro del passaporto e l’annullamento della carta d’identità (circostanza che impedisce al docente di partecipare a concorsi pubblici). Infine gli assistenti sociali hanno chiesto la ‘limitazione educativa’ dei genitori in materia religiosa. Come ulteriore conseguenza il padre non potrà battezzare la figlia piccola: “L’impossibilità di impartire il sacramento dell’iniziazione cristiana mi pesa sul cuore come un macigno”. Anche se, a dirla tutta, non pare il guaio peggiore in tutta questa vicenda.
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