(foto d'archivio)
(foto d’archivio)

Ginevra ha compiuto sette anni in aprile. La data del suo compleanno è stata anche quella che ha sancito la fine del servizio che la Neuropsichiatria infantile di Ravenna le aveva garantito fino a quel momento: un’ora alla settimana di logopedia, un’altra di trattamento psico-comportamentale ma soprattutto la presenza costante di specialisti per lei e per i suoi genitori. Per ogni dubbio, domanda, consiglio. La mamma, Deborah Foschini, dal momento della diagnosi di disturbo dello spettro autistico arrivata quando Ginevra aveva tre anni si è sempre trovata bene con la sanità locale. Peccato che le leggi e i budget stanziati per il Pria (il programma individualizzato per l’autismo in cui anche sua figlia rientra) non aiutino: al compimento del settimo anno di vita tutto finisce.

Un problema sociale allarmante, che ha risvolti anche economici: “Prima di aprile, spendevamo già intorno agli 800/mille euro al mese per la terapia in acqua, l’ippoterapia, la psicologa privata, la psicomotricità. Una spesa folle che l’accompagnamento che Ginevra riceve ogni mese, 500 euro, non riesce a coprire. Ora, oltre a venir meno le due ore prima garantite dall’Ausl, la sensazione è quella di essere stati abbandonati a noi stessi”.

Il momento, oltretutto, non è dei migliori: “Ginevra inizierà la prossima settimana la scuola elementare, la Neuropsichiatra ha scelto infatti per lei il posticipo di un anno. Di lei si occuperanno un insegnante di sostegno e un’educatrice. Io, come mamma, sono ovviamente assalita da mille ansie e punti interrogativi: Ginevra ha una forma di autismo piuttosto forte e non è facilmente gestibile. Una volta al mese l’Ausl incontrerà le persone che la seguiranno a scuola per valutare i progressi, il da farsi, per dare consigli sulla didattica e l’apprendimento. Ma con noi famiglie la sanità locale non avrà di fatto più rapporti. Dopo così tanti anni, ci si sente smarriti e lasciati soli“.

L’unico sostegno arriva dal mondo delle associazioni, in particolare dall’Angsa Ravenna alla quale la famiglia di Ginevra fa riferimento (la nostra intervista alla presidente Noemi Cornacchia è qui): “Davanti a un problema così diffuso come l’autismo, sul quale di recente è stata varata la prima legge italiana, non ci può essere tanto lassismo. In altre regioni come la Sicilia, la Sardegna o le Marche, i ragazzi vengono seguiti fino ai 18 anni. Speriamo davvero che anche qui qualcosa cambi: sette anni è davvero troppo presto”.