
“Non ho figli per scelta, non ne ho mai sentito il bisogno. Per fortuna, sono costretta a dire oggi. Perché se ne avessi avuti, sarebbe stato il disastro più totale”. Daniela Fregosi, sulla sua pagina Facebook, si definisce “cancer blogger”. Maremmana, 48 anni, non ha certo paura di usare le parole per quello che significano, quando è ora di combattere per i propri diritti di lavoratrice autonoma che un brutto giorno si ammala di tumore al seno e vede sgretolarsi un mondo intero intorno a sé: il compagno che ancor prima del referto istologico evapora e scappa in vacanza, il conto in banca che si prosciuga, le telefonate dei clienti che poco a poco si diradano. Daniela è consulente aziendale free lance, la sua è una ditta individuale: se non lavora lei, non lo fa nessun altro. E anche se hai pagato decenni di contributi alla gestione separata dell’Inps, quando devi fermarti per otto lunghi mesi per una malattia oncologica non c’è pezza che tenga: nessuna agevolazione, nessun ammortizzatore.
Daniela, però, di tutto questo sfacelo ne ha fatto una battaglia: non solo per se stesa ma per tutte le donne e tutti gli uomini che si trovano nella sua situazione. Il suo blog Afrodite K registra ogni giorno dai 500 ai 1.500 accessi. E la sua petizione per l’assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano ha festeggiato lunedì scorso le 79mila firme. Non solo: la sua casella mail è letteralmente invasa di testimonianze, manifestazioni di affetto e di incoraggiamento. Cosa che le ha scoperchiato davanti un mondo: “Quando nel novembre 2013 ho aperto il blog, non immaginavo di aprire un vaso di Pandora. Invece ho scoperto situazioni estreme, difficili, ingiuste. Per esempio, cosa succede alle lavoratrici autonome quando il marito o i figli si ammalano di patologie gravi e per molto tempo devono assentarsi dal lavoro? Possono avere versato contributi per una vita ma per loro non c’è nessun diritto”.
La guerra di Daniela, dunque, non è quella contro il tumore: “Sul cancro al seno c’è parecchia retorica. Si parla di donne che lo combattono, che lo sconfiggono, che lo vincono. Io prendo le distanze da tutto ciò: se è vero che la mortalità è più bassa rispetto a quella di altri tumori, è altrettanto vero che la recidiva è molto alta. Anche dopo la mastectomia, la chemio e la terapia ormonale, non puoi mai dire di esserne fuori. Io il cancro lo gestisco, non lo combatto. Piuttosto, combatto la discriminazione, l’ingiustizia, lo Stato”.
Grazie al blog e al fatto di esporsi in prima persona, raccontando tutto di sé, Daniela ha ottenuto grande visibilità. Un paradosso, però. Perché il lavoro non ha ripreso a decollare: “Ora che fisicamente sono in grado di riprendere la mia vita di consulente, ho pochissimi clienti lo stesso. Anche se chiamarmi sarebbe, per un’azienda, un atto di grande responsabilità sociale, io vengo vista come la rompiscatole, la lavoratrice polemica, la paziente oncologica che magari tra qualche mese si riammala”.
La sua Afrodita con il seno a razzo (simbolo del blog), però, continua a mandare un messaggio chiaro, che va ben oltre lo sciopero contributivo: “Quando il mondo ti crolla addosso, non ci sono mezze misure: o schianti, o risali alla grande. Io, forse, ho solo attivato le risorse che erano nascoste dentro di me. E ho scelto la seconda via”.
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