vacciniNel 2015 il vaccino contro il meningococco B sarà gratuito anche in Emilia-Romagna. La novità, annunciata nei primi mesi dell’anno, arriva in un momento particolare: nei giorni scorsi, infatti, la morte di un bimbo colpito da meningite fulminante a Roma ha riaperto ogni riflessione possibile e immaginabile sull’utilità dei vaccini (anche Elisabetta Ambrosi, su Vanity Fair, ha scritto un commento).

Il vaccino in questione, al momento, in Emilia-Romagna, è garantito solo alle persone che rientrano nelle categorie a rischio e ai soli casi di persone che sono entrate in contatto con persone ammalate. Per tutti gli altri il vaccino è a pagamento. Trattandosi di un vaccino che richiede, a seconda dell’età, da un minimo di due ad un massimo di quattro dosi – ci spiegano dagli uffici della Regione – il costo per la sua somministrazione è piuttosto elevato: una dose costa 66,67 euro + il 10% di Iva e 16 euro per la prestazione. Totale: totale all’incirca 90 euro. Moltiplicato per due, tre o quattro a seconda dei casi.

Sulla scia di quanto già fanno alcune Regioni che offrono il vaccino gratuitamente a tutti, come la Toscana, anche da Piacenza a Rimini nel 2015 ci si allineerà. Massima prudenza, però: dalla Regione ci dicono che sarebbe forse più opportuno attendere un input preciso e chiaro dal Ministero della salute in modo da evitare una situazione così disomogenea a livello nazionale in un settore così delicato come quello dell’offerta vaccinale.

Intanto, Romagna Mamma ha interpellato un famoso pediatra, Lucio Piermarini (autore, tra le altre cose, di un innovativo libro sullo svezzamento), per un parere sull’utilità del vaccino contro il meningococco B: “Non sono né pro né contro a priori. Noi, intendo i pediatri della mia associazione (ACP), valutiamo ogni procedura in base alla letteratura scientifica e, attualmente, si sa che il vaccino è sicuramente efficace, senza effetti avversi breve termine. Ignoriamo se ce ne potranno essere a lungo ma, poiché ha una struttura simile ad altri vaccini già in uso da molti anni, non dovrebbe riservare sorprese; ovviamente solo il tempo sarà un giudice adeguato, come sempre. Dopo il successo indubbio dei vaccini per le malattie più gravi, incurabili e frequenti, come per altri vaccini prodotti per malattie altrettanto gravi ma potenzialmente curabili e meno frequenti, l’anti meningococco B, proprio per queste caratteristiche di minore peso epidemiologico, viene giudicato in base al cosiddetto rapporto costi benefici: mi conviene spendere questi fondi per salvare tot vite se potrei salvarne di più usandoli per altri interventi, magari di minore impatto mediatico?”.

Il dottore fa l’esempio dell’Olanda, che al prezzo attuale del vaccino ha concluso di no. Negli Stati Uniti, invece, si pensa di sì anche per la possibilità di prevenire il 20% dei casi di gonorrea, di cui è responsabile lo stesso gruppo di meningococchi: “In Italia, abitualmente, il problema è che questi conti non si riescono a fare o, se si fanno, non si rendono disponibili”.

Anche Rosario Cavallo, uno dei pediatri di Uppa (Un pediatra per amico), la pensa allo stesso modo: “Sono perfettamente d’accordo con il collega. Aggiungo, poi, che l’analogo vaccino contro il meningococco C ha in pochissimo tempo fatto vedere una importante riduzione dei casi di sepsi e meningiti da meningococco. Poi, è chiaro: il tema vero sarebbe sapere se questo è davvero il modo migliore di spendere i soldi nella sanità”.