Sapete che molti oggetti di uso quotidiano, tra cui quei bellissimi e coloratissimi stivaletti da pioggia, possono contenere sostanze nocive? Sicuramente sì. E sapete anche che, se avete qualche sospetto o semplicemente desiderate maggiori chiarimenti, potete chiedere informazioni al venditore o al produttore e questo è tenuto a rispondervi? Probabilmente la risposta a questa domanda sarà negativa. E non solo per i consumatori, ma anche per l’ultimo anello della catena di distribuzione, i rivenditori.
Pensate a quanti oggetti vengono a contatto con voi e i vostri bambini ogni giorno: tessuti, materie plastiche, metalli…
Molti di questi potrebbero contenere quelli che vengono definiti Svhc (Substance of very high concern, cioè sostanze che destano grande preoccupazione), elementi dannosi per la salute. Nel 2006, l’Unione europea ha emanato un regolamento sulla chimica – il Reach – che, tra le altre cose, stabilisce il diritto del consumatore a sapere se un prodotto contiene sostanze chimiche inserite nell’elenco di quelle ‘estremamente preoccupanti’.
In una recente inchiesta di Altroconsumo su Svhc contenuti in 128 prodotti in gomma, molti dei quali per bambini (stivaletti da pioggia, ciabattine, occhialini, palloni), è emerso che una buona percentuale conteneva una o più di quelle sostanze (dicloretano, piombo e ftalati, sostanze che rendono più flessibile il Pvc e che sono in alcuni casi già state vietate nei giocattoli).
La loro presenza, però, è emersa solo attraverso analisi di laboratorio. Quindi come fare per tutelarsi? Bisogna attrezzare un laboratorio in garage e affrettarsi a prendere una laurea in chimica? Per il momento, può essere sufficiente informarsi bene, tenendo anche conto del fatto che con certe sostanze è impossibile non venire a contatto perché sono estremamente diffuse.
“Il problema è proprio l’informazione, che non c’è – commenta Paolo Pagliai del Distretto di sanità pubblica dell’Ausl romagnola -. Nonostante il regolamento risalga al 2006, siamo all’anno zero. Come fa un consumatore a sapere che ha il diritto di essere informato e che può rivolgersi direttamente al produttore o all’importatore e distributore? C’è un buco informativo enorme ed è molto importante che si diffonda una sensibilità su questa materia”.
Intanto può essere utile consultare il sito dell’agenzia chimica europea (Echa), che è davvero alla portata di tutti e fornisce informazioni esaustive anche su come leggere le etichette dei prodotti, oltre che mettere a disposizione un motore di ricerca delle sostanze.
Se poi le etichette sui prodotti non vi sembrano esaustive non arrendetevi e inviate una richiesta scritta al produttore o distributore facendo esplicito riferimento alla Carta Regolamentare Europea sulle Sostanze Chimiche – REACH. Il destinatario avrà 45 giorni di tempo per rispondere (ma non è detto che lo faccia: ad Altroconsumo, su 31 richieste inviate sono arrivate 9 risposte). E se la risposta non dovesse arrivare? Non sono previste sanzioni e può capitare che le aziende lascino correre.
“La sanità pubblica – spiega Pagliai – ha anche un ruolo di vigilanza. Fin dall’entrata in vigore del Regolamento gli “Ispettori Reach” svolgono ispezioni sul proprio territorio in base a programmi nazionali e regionali che riguardano la gestione delle sostanze e delle miscele pericolose in diversi ambiti industriali e professionali. Quando invece le attività riguardano articoli soggetti a disposizioni REACH che sono contemporaneamente anche regolati da normative specifiche di settore (ad esempio giocattoli, materiali a contatto con gli alimenti, ecc) i soggetti incaricati dei controlli possono essere diversi. Ma in un’ottica di prevenzione l’attività sicuramente più rilevante è la diffusione delle informazioni fra i consumatori e i fornitori”.
Se siete in cerca di risposte ai timori che riguardano sostanze con cui venite a contatto quotidianamente (per esempio, lo strato antiaderente di pentole e padelle, il cui rilascio di elementi nocivi si è rivelato praticamente nullo) potete comunque fare riferimento anche allo Sportello informativo telematico dell’Ausl Romagna.
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