La classe di maestra Angela, arredata e senza cattedra

Schermata 2014-09-14 alle 22.04.29Un’aula senza cattedra dove la maestra siede in mezzo ai bambini. Arredata come se fosse una casa. Ci sono tazze, piante, cesti porta giochi. C’è anche un angolo morbido, dove le storie si raccontano seduti per bene, comodi, per far sì che i pensieri entrino meglio. E non stiamo raccontando una storia venuta fuori dalle pagine di Mario Lodi. Arriva da Genova dove la maestra Angela ha costruito così il suo angolo didattico – per noi che leggiamo molto speciale – per i suoi alunni.
Angela Maltoni insegna alla scuola primaria da circa vent’anni,  dal 2000 è maestra all’Istituto Comprensivo Cornigliano di Genova dove si occupa anche di progetti per l’accoglienza di alunni immigrati appena arrivati in Italia.
“Ho sempre avuto aule variopinte e ricche di materiali – spiega – ma dall’anno scolastico 2008/2009, quando ho dato vita al progetto di sperimentazione didattica Insieme per un futuro più equo, ho allestito l’aula seguendo, in parte, le teorie di Celestin Freinet che coinvolgono attivamente i bambini nelle azioni didattiche. Il mio progetto prevede attività di bilinguismo, plurilinguismo e l’insegnamento secondo un curricolo interculturale in cui le differenze diventano risorsa di arricchimento reciproco. Questo ha reso necessario sfruttare anche le pareti, decorate con grandi cartelloni di alfabeti in varie lingue”.
Angela, come ha risposto il resto della scuola?
“Non sempre le scelte educative di un’insegnante vengono accolte con entusiasmo dal resto dei docenti, specie se la didattica è innovativa e rompe gli schemi tradizionali.”Schermata 2014-09-14 alle 22.04.48
Come si insegna nella sua classe?
“Aver abbracciato scelte pedagogiche e didattiche diverse è stato il motore di tante piccole ‘rivoluzioni’ nel modo di insegnare. La scelta del metodo naturale per l’acquisizione della lettura e della scrittura e l’adozione alternativa al libro di testo hanno reso necessaria la creazione di uno spazio-biblioteca multiculturale all’interno dell’aula, con testi in tante lingue e la predisposizione di scaffali dedicati a custodire oggetti stimolanti per la scoperta della scrittura. La scelta inoltre del metodo narrativo e la proposta, ogni giorno, della lettura di un libro come avvio alle attività ha portato alla creazione di un angolo morbido, con tanti cuscini colorati dove i bambini si siedono in cerchio, ascoltano il racconto ad alta voce e affrontano momenti di conversazione e discussione. La didattica di Freinet prevede anche spazi dedicati a storia, geografia, scienze, musica e matematica. Un ampio spazio raccoglie i pupazzi e le marionette che vengono utilizzati non solo per il gioco libero ma anche per le drammatizzazioni, utili a far venire fuori i vissuti personali. La scelta di lavorare in gruppo ed in modo cooperativo determina la disposizione dei banchi a isole e l’assenza della cattedra. Il materiale didattico come penne, matite, colori, gomme, è in comune, viene disposto sulle isole in contenitori e usato liberamente da tutti”.
Fa bene agli alunni?
“I bambini della mia classe sperimentale provengono da tante parti del mondo e si portano dietro la ricchezza di lingue e culture diverse. Questa modalità di lavorare in gruppo e di avere spazi liberi e coinvolgenti a disposizione li aiuta a socializzare più in fretta e a imparare ad apprezzare le diversità. La condivisione del materiale scolastico li abitua a una convivenza partecipata e accettata in cui tutti si sentono uguali”.
la classe di maestra Angela
Ci portano del loro?
“Spesso portano da casa libri, piccoli oggetti o cose che per loro sono interessanti e caratterizzano le loro culture d’origine”.
Cosa ne pensa della scuola di oggi?
“Ho sempre ritenuto che la scuola sia fatta da noi insegnanti e quindi, nel bene e nel male, rispecchia il nostro modo di intenderla”.
Un consiglio alle mamme per il primo giorno di scuola?
“E’ una grande emozione per adulti e piccini, soprattutto in prima. Posso consigliare di affrontare questo nuovo percorso con tranquillità e serenità, facendo capire ai più piccoli l’importanza di questa avventura che determinerà in qualche modo il loro futuro”.

 

In questo articolo ci sono 12 commenti

Commenti:

  1. Lavorare ed educare i più piccini sognifica incidere sul futuro di una società: se si facesse costume sociale e diffuso in tutte le scuole di questa “educazione alla coscienza multiculturale” si avrebbe, probabilmente, un domani sgombero da razzismi in cui vige la tolleranza, frutto della comprensione e del rispetto delle diversità.

  2. Buonasera siamo papa’ e mamma di una bimba che frequenta la classe dove insegna la maestra Angela, complimenti per l’articolo fatto è spiegato molto bene l’ambiente (seconda casa) dove crescono e imparano i nostri bambini, e abbiamo ritenuto giusto lasciare una nostra opinione, i nostri bambini imparano non solo a leggere e a scrivere ma attraverso la lettura sviluppano la fantasia impegnandosi a raccontare e a scrivere le loro favole, inoltre senza nessuna difficoltà imparano a conoscere lingue e abitudini di altri loro coetani di paesi stranieri e cosa bella crescono sentendosi tutti uguali senza nessuna disiguaglianza, insegnando anche a noi grandi a vedere un mondo uguale per tutti.
    concludendo (anche se ci sarebbero molte altre cose) siamo fortunati ad avere un’insegnante speciale che crede nel lavoro che svolge.

  3. Mi sembra un tipo di insegnamento fantastico, ma le scuola primaria dura solo cinque velocissimi anni. Quando questi bambini cominceranno la scuola media avranno un impatto forte e, temo, sgradevole. Nella loro aula di favola tutti si amavano e …. ora che accade? Mi chiedo, insomma, se è bene far immaginare un mondo buono ben sapendo che, fuori dalla loro classe, non lo è affatto.

    1. Be’ allora sarebbe meglio riportarli alla “realta” e insegnarli l’odio e la divisione fin da piccoli? Non vivono a scuola 24/24 quindi gia la dura realta la vivono fuori non si preoccupi.

  4. E’ tutto bellissimo, come collega farei le stesse cose, se non fosse che vanno contro a molte norme sulla sicurezza che vincolano le scuole e noi docenti, a volte in modo sensato a volte in modo ridicolo. Le scuole ormai sono ingessate a furia di leggi rigidissime sulla sicurezza.Mi chiedo come fa la collega a non rispettarle in modo così sereno ( tende e cuscini non mi paiono ignifughi) e mi stupisce ancor di più il plauso generale da parte di tanti che al primo incidente le metterebbero avvocati alle costole e la condannerebbero senza se e senza ma.

  5. Bellissimo…ma come dice una collega per alcuni versi impraticabile alemno in toto. Credo che pur restando nei vincoli strutturali e legali si possa attuare una didattica davvero inclusiva. Si girano i banchi, si scambiano i posti, ci si siede per terra in cerchio per la.lettura, si appendono cartelloni…la scrivania non credo vada criminalizzata, è l’uso che se ne fa che conta. Io credo molto nel.melting pot più che in univoche direzioni anche se attraenti. Grazie e buona scuola … A tutti!

  6. La scuola, a mio avviso, deve avere una sua connotazione “istituzionale”. Apprendimento cooperativo, intercultura, aducazione alla lettura e alla creativita’, sviluppo di abilita’ sociali e di competenze di cittadinanza sono obiettivi imprescindibili che possono essere sviluppati in contesti si’ giocosi ma anche istituzionali ( come si evince dal mio blog) Essere a scuola non e’ come essere nel salotto di casa. E crescere significa anche saper distinguere e ridpettare i contesti. Senza nulla togliere al lavoro della collega

  7. Brava maestra Angela! brava e coraggiosa, in un mondo che si nasconde dietro a proibizioni e scuse, per svincolarsi dalle proprie responsabilità. Credo che questo non sia un modello applicabile su larga scala, ma un esempio di coraggio e fantasia, e di grande amore e responsabilità verso i più piccoli, come intenderebbe il grande Ivan Hillich “uno strumento conviviale” che essendo tale “ha un raggio d’ azione limitato e non può essere globale, e neppure unificato su scala nazionale”. Un grande esempio di libertà di azione e di pensiero.

  8. Sulla maggioranza dei commenti?
    Ussignurrrrrrrr……
    Non centrano le convinzioni!! Sono i risultati che contano, in termini di crescita umana integrale e felice, oltre che di mera “conoscenza”!
    La scuola deve essere “istituzionale”? Ok. Si adatti la scuola ai bambini, invece di cercare, malamente, di far adattare (= disadattare) i bambini a lei!
    La vecchia scuola morirà. Rassegnatevi ed aprite occhi, mente e cuore!
    il futuro vi guarderà con compassione.
    Auguri!

  9. La vecchia scuola a cosa e’ servita? Tanto di instituzionalita’ ma scusate se mi permetto di commentare che ogni volta che arrivo in Italia ( vivo all’estero) vedo solo maleducati che non rispettano ne file, ne regole stradali e neanche stranieri. Il modello inglese e’ il migliore e le classi sono simili a questa classe raccontanta nel articolo.

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