scuolaL’italiano è per le femmine, la matematica per i maschi. Leggere e comunicare rientra nelle abilità delle bambine, i numeri e gli esperimenti fanno di più al caso dei maschietti. Ma si tratta di stereotipi culturali o di capacità genetiche differenti? Ce lo chiediamo in particolar modo in questo momento, dopo che uno dei riconoscimenti più ambiti che riguarda i numeri, il Premio Fields, il cosiddetto “Nobel della matematica” è stato assegnato a una donna, all’iraniana Maryam Mirzakhani.

Noi di Romagna Mamma abbiamo chiesto il parere a Federica Oliani, docente di matematica e scienze alla scuola media Mattei di Marina di Ravenna e madre di tre figlie femmine.

Chi meglio di lei, può dirci se è vero che i maschi sono più bravi delle femmine in matematica?
“Come matematica posso dire che si dovrebbe fare una statistica e avere in mano tanti elementi per rispondere ragionevolmente a questa domanda. Sarebbe interessante se i dati provenienti dalle prove Invalsi dell’esame di terza media venissero raccolti e analizzati in questa ottica. Comunque, nella mia esperienza come professoressa alle scuole medie posso dire che, in nove anni di insegnamento, ho incontrato tanti bambini e tante bambine veramente capaci in matematica, e forse i primi sono stati più delle seconde, ma vi vedo alla base solo una motivazione culturale”.

Cosa intende per “motivazione culturale”?
“Spesso si tende a far giocare le femmine con le bambole e i maschi con le macchinine. Allo stesso modo si sceglie di far avvicinare le bambine alle storie e alla lettura, mentre i bambini vengono indirizzati verso le scienze e il mondo degli animali. Secondo me, ha un grosso valore l’influenza che le famiglie hanno sullo sviluppo degli interessi dei loro figli”.

E quando arrivano a scuola cosa succede?
“I maschi vengono particolarmente apprezzati dai genitori quando raggiungono dei buoni risultati in matematica, mentre le femmine vengono spinte ad approfondire tematiche letterarie, il linguaggio e la comunicazione. Se un maschio è bravo in matematica è perché ha messo a frutto il suo ‘sbuzzo’ per i numeri. Se è una ragazzina a raggiungere risultati più che soddisfacenti, è perché ha metodo. Allo stesso modo vengono giustificati i risultati negativi. Se un bambino va male la colpa si dà al poco impegno, quando è la bambina a non andar bene nelle materie scientifiche è perché è poco portata”.

Ma i bambini cosa ne pensano?
“Spesso questa falsa credenza viene trasmessa anche a loro. Ad esempio nella classe di mia figlia Giulia, che ha frequentato la terza elementare l’anno scorso, quando vengono programmati dei giochi di abilità numerica, i compagni vanno sempre alla ricerca di qualche maschio che faccia parte della squadra”.

E nelle sue classi invece cosa succede?
“Anche quest’anno abbiamo organizzato dei giochi matematici, ‘ i giochi d’autunno’ e sebbene i partecipanti siano stati maggiormente maschi, le femmine hanno raggiunto risultati migliori”.

Al di là del genere, la matematica, crea un sacco di problemi a tanti. Perché?
“Perché quando i numeri si associano alle lettere e si entra nel mondo dell’astrattismo, diventa tutto più difficile. Poi a scuola, noi insegnanti, abbiamo poco tempo da dedicare ai vari argomenti, e quasi mai c’è la possibilità di approfondire. Inoltre molti bambini hanno difficoltà a memorizzare le regole e di conseguenza ad applicarle”.

Cosa può fare un genitore per avvicinare i propri figli al mondo dei numeri?
“Io parto del presupposto che nessuna disciplina va insegnata se non è il bambino a fare domande e a esprimere curiosità. In ogni caso, sin da quando i bambini sono molto piccoli, si può cominciare a contare con loro, ad esempio le figure di un libro, oppure sviluppare lo spirito di osservazione, che sicuramente servirà quando saranno più grandi. Anche classificare gli oggetti, più grande e più piccolo, prima o dopo può aiutare a migliorare la logica e di conseguenza le capacità in matematica”.