autismoQuattromila persone che “bombardano” di mail il Campidoglio e la Asl Roma B per difendere una mamma disperata. La donna si chiama Cristiana Lucaferri e il moto collettivo di solidarietà, rilanciato da Gianluca Nicoletti su “Insettopia”. parte dal gruppo Facebook “Io ho una persona con autismo in famiglia”.

La storia di Cristiana era stata raccontata circa un mese fa dal blog di Nicoletti “Miofiglioautistico”, che aveva ricevuto tramite mail l’appello della donna e lo aveva pubblicato: “Ho un figlio autistico di 19 anni e mezzo che non riesco più a gestire – raccontava – E’ alto quasi 2metri e pesa 135kg. Fino a due anni e mezzo fa riuscivo a fargli fare molte attività era sereno e tranquillo: un figlio esemplare, oserei. Poi improvvisamente un’ulteriore e progressiva chiusura: non vuole più fare niente tranne andare per ore e ore in macchina: 5, 6, 7 ore al giorno. Ma la cosa peggiore e terribile è che è diventato aggressivo: in macchina picchia e apre lo sportello, ma non sempre riusciamo a capire il perché. Non ho più una vita, sono praticamente tenuta in ostaggio da lui tutto il tempo, tranne quando dorme. Ho dovuto lasciare il lavoro, non posso andare da nessuna parte”.

Per questo motivo, Cristiana cercava “disperatamente un posto dignitoso dove possa stare, Roma o nei dintorni. O anche fuori regione, purché sia più adatto possibile alla sua problematica di autistico. Sono andata anche in un paio di associazioni specifiche per l’autismo, con la speranza di attuare qualche progetto adatto a questa situazione. Ma niente, mi hanno consigliato un periodo di allontanamento: non so se sia la soluzione migliore”. Quel che Cristiana cercava, in realtà, era “un operatore che gli faccia da educatore per 5-6 ore al giorno, che possa aiutarmi e soprattutto aiutare mio figlio. Dove trovarlo? Come si fa ad averlo per così tante ore?”, chiedeva Cristiana. Che così concludeva la sua lettera: “Sono allo stremo delle forze, mi sento come una malata terminale”.

Una risposta risolutiva, da un mese a questa parte, non è arrivata. Solo Silvia Perdichizzi, addetta stampa dell’assessore alle Politiche sociali Rita Cutini, ha fatto sapere che “conosciamo bene la situazione di Andrea, situazione che da un mese circa è alla nostra attenzione. Stiamo cercando di trovare delle soluzioni che possano dare un sostegno a lui e alla sua famiglia, pur non essendo semplice a causa dei tempi e delle situazioni createsi precedentemente al nostro arrivo”. Nessun riscontro, invece, né dal sindaco né dalla Asl, che ora vengono nuovamente interpellati, questa volta da un coro di 4mila persone, affinché indichino una soluzione a questa famiglia e alle tante che, a Roma, vivono una situazione del genere. L’unica proposta che è arrivata alla donna è quella di un’ex manicomio. “O muore lui o muoio io”, ha detto la donna.

Fonte: Redattore Sociale