Che cosa nasconde uno scarabocchio colorato? Che cosa ci raccontano dei ghirigori scuri, tracciati prepotentemente sul foglio? L’interpretazione dei disegni dei bambini è un campo affascinante, molto spesso trascurato. Anna Di Matteo, psicologa e psicoterapeuta specializzata in socio e psicodramma, proverà ad incuriosire i genitori (ma anche gli insegnanti e gli educatori) con un corso di cinque incontri che si terrà a partire da lunedì 17 febbraio, dalle 18,30 alle 20, all’associazione culturale Albert Einstein di Ravenna. “10 trucchi per capire il disegno del tuo bambino”, più che una lista di consigli, sarà un invito – guidato – ad osservare ciò che i nostri figli fanno tra pastelli, pennarelli e carta.
Dottoressa, perché è importante soffermarci sui disegni dei bambini?
“Perché è una lente che riflette le loro emozioni, la loro personalità, i loro disagi. E può quindi dirci molto di loro. Nella mia esperienza ho incontrato casi di bambini che facevano emergere molti aspetti delle loro difficoltà dai colori che utilizzavano, dalla posizione del disegno sul foglio, dalle proporzioni”.
È sufficiente il segno grafico, per renderci conto di eventuali problemi?
“No ma è un valido supporto. Uno strumento utilissimo e a portata di mano. Certo, non basta nemmeno un solo disegno per valutare un bambino, e ne servono diversi”.
Ha qualche obiettivo terapeutico il suo corso?
“No, come ho già fatto in altre occasioni nelle quali l’ho proposto, il mio scopo è fare un’introduzione che poi potrà essere approfondita in altri modi. Vorrei che gli adulti capissero che i bambini non rappresentano la realtà ma come loro vedono la realtà. Ed è un punto di partenza fondamentale: non bisogna aspettarsi niente, quando un bambino inizia a disegnare. Bisogna, semmai, provare a capire perché disegna certe cose e in un certo modo”.
Quali sono gli aspetti più rilevanti da tenere in considerazione?
“A parte i colori, l’uso di linee curve o angolose, le dimensioni del disegno, il fatto che sia collocato in alto o in basso rispetto al foglio. Sono elementi attraverso i quali il bambino proietta sul foglio la propria esistenza”.
Nel mondo della scuola, però, spesso si tende a limitare la libera espressione grafica, magari vietando l’uso dei colori più scuri, obbligando il bambino a disegnare o a stare dentro certi confini. È giusto?
“No, il bambino dev’essere spontaneo, non va costretto a disegnare. Piuttosto, se non vuole farlo, dobbiamo chiederci il perché”.