Il mio nome è Filippo e quella che sto per raccontarvi è una storia tutta mia. Si tratta di un racconto un po’ speciale, come un lungo viaggio tra emozioni, luoghi sconosciuti, lacrime, sorrisi, parole, dubbi, domande e risposte. Ma non aver paura: servirà a farti sentire bene e a capire meglio quello che accade intorno a te!”.

Inizia così un libro dal grande carico emotivo ma utile come poche cose sanno essere: istruzioni per l’uso rivolte ai genitori per supportarli nel raccontare la malattia ai bambini. Il titolo, “Mamma voglio che tu stia bene” racconta già tante cose da solo.

Pubblicato sul sito della Humanitas Cancer Center è stato realizzato dalla psicologa Beatrice Chiodini, e parte da un presupposto fondamentale: le cose non dette sono peggio di quelle spiegate per bene, con calma, cone le giuste parole. Perché i bambini, anche quelli più piccoli, capiscono e percepiscono se in casa qualcosa sta cambiando, soprattutto se la mamma non sta bene si chiedono perché, arrivando persino a colpevolizzarsi.

“Impegnati nel già difficile, doloroso e complesso sforzo di dover accettare l’avvento precoce di una malattia come il cancro – spiega la psicologa nella prefazione -, la giovane coppia di genitori si troverà a dover fare i conti con un altro tanto gravoso quanto importante compito: cosa dire ai bambini? Molto spesso la paura e il tentativo malriuscito di tutelare i più piccoli portano mamme e papà a voler tenere il bambino all’oscuro di tutto, nella errata convinzione che il non sapere significhi non soffrire. Si farà ricorso allora a piccole bugie come “La mamma va via qualche giorno per lavoro”.  Il bambino vedrà, però, una mamma che ritorna a casa dolorante ed affaticata e si chiederà, spaventato, cosa le sia successo mentre era al lavoro”.

E così Filippo si racconta, racconta la sua famiglia, la sua scuola e il giorno in cui il papà gli ha spiegato cosa stesse accadendo alla mamma. Racconta la storia delle cellule cattive, il giorno in cui la mamma è andata in ospedale, accompagna dal suo orsetto, che le ha dato per farle coraggio e compagnia. Le emozioni di vivere la casa ‘vuota’ senza la mamma, la chemioterapia, la mamma senza capelli. Un anno di emozioni forti di un piccolo ometto che impara a diventare coraggioso.

“L’idea del libricino – spiega Wolfgang Gatzemeier, Vice Responsabile dell’Unità Operativa di Senologia di Humanitas Cancer Center – nasce da un progetto di formazione per le pazienti senologiche promosso e sostenuto da Humanitas Cancer Center dove informazionecomunicazione econsapevolezza sono le tre parole cardine. Un tumore comporta situazioni complesse da gestire, dalla diagnosi alla cura, dal follow-up, al nuovo assetto psicologico da raggiungere a livello sia personale, sia familiare. Si è voluto porre l’attenzione proprio sui più piccoli e su come spiegare loro una particolare situazione di vita, che non è un gioco.”

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