Non è il più tempo dei ciripà da bollire per ore nei pentoloni. Eppure il fenomeno dei pannolini lavabili si diffonde sempre più tra i genitori, tanto che l’associazione Non solo ciripà terrà il 23 agosto al Parco Mare Nord di Misano Adriatico, a partire dalle 11, il primo raduno ciripino a livello nazionale. Un incontro aperto a tutte le famiglie, socie e non, adepte ai lavabili o agli usa e getta. Sabina Buciolacchi, referente per Rimini e dintorni, non sembra venire da un’epoca scomparsa quando parla della sua scelta a favore dei primi con la figlia di diciotto mesi. Rinunciare ai secondi non è per forza una decisione alternativa, è anche bella, divertente. E se vogliamo, fashion.
Sabina, possibile che non ci siano svantaggi nell’usare i pannolini lavabili?
“Sì, ce n’è uno: crea dipendenza. Ne vedi uno nuovo e lo vorresti comprare. Sul mercato ce ne sono di bellissimi: il bello è quando ti dicono che tuo figlio ha una mutanda copripannolino dalla fantasia originale. E tu rispondi con soddisfazione che invece si tratta del pannolino”.
Orgoglio e pregiudizio, si potrebbe dire…
“Sì, bisogna partire convinti. Io sono solita prestare i kit alle mamme che vogliono provare ma alcune si arrendono di fronte al primo tentativo o al primo modello. Non è così che funziona: non si nasce imparati. Bisogna fare tentativi, farsi sostenere dalla convinzione che è una scelta vantaggiosissima su molti piani. C’è ancora molto lavoro da fare in termini di sensibilizzazione”.
Nel tuo caso, che cosa ti ha spinto a optare per i lavabili?
“Il primo motivo è stato di ordine salutistico: gli usa e getta, per risultare poco ingombranti e allo stesso tempo assorbire molto, contengono sostanze chimiche che fanno male, tra cui la plastica. Con i lavabili si hanno parecchi benefici per la pelle del bambino. A pari livello c’era la motivazione ecologica: si stima che in tre anni un bambino consumi una tonnellata di pannolini che finiscono in discarica e producono diossina. Ma c’era anche una ragione civica: i pannolini incidono sulla tassa rifiuti. Se aumentasse anche di poco, in ogni Comune, l’utilizzo dei lavabili, ogni bambino verrebbe a costare meno in termini di smaltimento”.
E c’è anche un risparmio economico per la famiglia…
“Sì, mica possiamo sputarci sopra. A fronte dei circa 1.500 euro in tre anni che si spendono a bambino con gli usa e getta, con i lavabili la cifra si aggira intorno ai 400 euro e cala ancora se si comprano usati. Senza contare che per il secondo figlio tutto questo è gratis: un lavabile dura in genere dieci anni”.
Ma le famiglie che ne fanno uso non si sentono un po’ isolate, magari quando al nido, poi, a quel bambino sarà messo un uso e getta?
“Stiamo sensibilizzando anche il mondo dei nidi. Alcuni già usano i lavabili, esistono accordi con le lavanderie per spendere meno a lavarli. Anche diversi Comuni, soprattutto se piccoli, sostengono la scelta dei lavabili con diverse formule: contributi, kit in regalo, incentivi. Le cose stanno iniziando a cambiare”.
Le ciripine sono solo mamme?
“Abbiamo anche un papà iscritto all’associazione”.
Chissà se sarà lui a mettere i lavabili in lavatrice: quante se ne fanno in più alla settimana?
“In genere una. I lavabili possono finire con il bucato dei bianchi. Se ci si organizza, il ménage familiare non cambia molto, anzi. Alcuni richiedono qualche giorno per l’asciugatura ma in questi anni ci sono state delle evoluzioni: non esiste più solo il ciripà con la garza e il triangolo”.
Per esempio?
“Alcuni sono pronti all’uso e di estrema semplicità. Basta avere voglia di utilizzarli, basta crederci. Al massimo si rischia lo shopping compulsivo”.