Storie di svezzamenti dell’altro mondo, quello così lontano da noi (geograficamente parlando) ma dal quale spesso si può imparare molto. Per esempio che per svezzare non ci vogliono per forza costosi omogeneizzati o grandi preparati di verdure. Basta del miglio, del riso, un grande piatto dal quale non attinge solo il piccolo di turno ma anche il resto della famiglia. 
A fare il punto sul tema ‘svezzamento nel mondo’ nel corso della piazza dell’allattamento che si tiene oggi e domani a Ravenna in piazza San Francesco ci pensano Marinela Ciochina e Jeanne Faje. Ed è proprio quest’ultima a raccontare come in Senegal per esempio per lo svezzamento si usino per lo più miglio e riso; in Perù la patata; cous cous nel Maghreb, tapioca in Paesi come Nigeria e Camerun, pane raffermo in Albania. In Romania, aggiunge Ciochina, lo svezzamento si fa attraverso latte di mucca o capra più semolino, da mettere nel biberon e si inizia verso i sei mesi.
“Non ci sono le stesse usanze che avete in Occidente dove alle 11.30 si fanno bolllire le verdure, si prepara pastina piccola e formaggino – aggiunge Faje -. I prodotti sono diversi. Nei quartieri popolari, nei villaggi e nei paesi si svezza con latte ma anche dando ciò che si mangia a tavola: riso e verdura per facilitare il deglutimento. Si siede tutti insieme intorno al piatto e si mangia con le mani. Il piccolo da solo mette le mani nel cibo e se le porta alla bocca”.
Sui tempi dello svezzamento nessuno spazio a medici o esperti. “In Africa quando svezzare i bambini lo decidono le donne della famiglia, a volte anche insieme al padre. Alcuni allattano più a lungo perché credono che finché la donna allatta non resta incinta”.
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