“Invitate gli amichetti dei vostri figli a casa, d’inverno. E quando il tempo è bello portate i bambini fuori a giocare. Spegnete tablet, computer, videogiochi, tv e telefonini”. Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, sull’argomento è drastico. E non certo per una presa di posizione preconcetta.
Direttore, ci sono prove scientifiche che App e compagnia facciano male ai bambini?
“Di studi ce ne sono una caterva ma vengono oscurati dalle aziende che si occupano di marketing tecnologico per bambini, che oggi è uno dei business più trendy. Del resto tutta l’oggettistica per bambini non ha avuto decrementi rilevanti, nonostante la crisi”.
Però si fa strada l’idea che il tablet abbia risvolti interessanti in termini di apprendimento: è una bugia?
“Assolutamente sì. L’idea che i bambini possano imparare a leggere e scrivere con le nuove tecnologie, addirittura a parlare una lingua, non ha basi scientifiche. Io vedo bambini anche di sei mesi con il tablet e inorridisco. I piccoli imparano con i contatti sensoriali, portandosi in bocca un piedino per esempio. Un tablet o un videogioco si possono solo guardare, ma il campo visivo di un neonato è limitato, non ha terminato la sua formazione. Il tablet mica si può mettere in bocca”.
Alla fine il danno di che tipo è?
“La rivista ‘Mente & Cervello’ ha pubblicato questo mese uno studio di una prestigiosa università che dimostra che se un bambino scrive sul tablet anziché con la biro avrà un ritardo cognitivo di due anni. E’ un dato schiacciante. Noi del settore queste ricerche le conosciamo da tempo immemorabile, è importante che vengano divulgate”.
I videoschermi creano dipendenza?
“Sì, il cervello del bambino è estremamente impermeabile e sensibile: i videoschermi creano passività sensoriale e attaccamento. Alcuni bambini, lo dico per esperienza, appena si svegliano la mattina chiedono la tv, il tablet o il computer. Queste sono vere crisi d’astinenza”.
Che cosa deve fare un genitore, visto che i dispositivi tecnologici sono in tutte le case?
“Un genitore deve proporre esperienze concrete, ludiche, non fidarsi di chi dice che i bambini imparano con le App. C’è un marketing cinico, spietato e sadico di cui tenere conto”.
Però oggi i tablet sono anche tra i banchi, è la cosiddetta scuola 2.0…
“Un conto è fare una ricerca su internet, un altro è che la realtà venga sostituita da uno schermo. Consentire ad un bambino di stare appiccicato ad un videogioco per ore è un assalto all’infanzia. Se un bambino non gioca, il danno sarà terribile e irreversibile”.
C’è una ricetta per evitare questa deriva?
“Prima di tutto invito nonni e zii a non regalare dispositivi tecnologici. Ad un bambino di otto anni uno smart phone non serve a nulla. Dico ai genitori di mandare in vacanza i parenti che tormentano i bambini in questo modo. Il Natale scorso è stato terribile: un regalo su due era tecnologico”.
La scuola può attutire il colpo?
“Sì, gli asili soprattutto. Riconosco il problema delle liste d’attesa ma vedo mamme e papà che hanno il Suv e fanno le vacanze alle Maldive, poi si lamentano che il nido costa troppo. Ci sono delle priorità, il nido è una di queste”.
A piccole dosi, però, la tecnologia è ammessa?
“Il tempo è fondamentale. Un bambino di quattro anni non può restare davanti a un videoschermo più di venti minuti al giorno, un bambino di sei non più di mezzora. Prendete un timer, puntatelo, e quando suona il bambino dovrà spegnere tutto. Sarà una regola come tante altre”.