Gli uomini che non capiscono le donne. Le donne che non capiscono gli uomini. Quante volte avreste voluto avere un manuale che vi insegni a comunicare con l’altro sesso, superando le incomprensioni? Probabilmente molte. Sos Donna di Faenza ci ha pensato per voi e ha programmato tre incontri dal titolo “Donne e uomini istruzioni per l’uso”. Ad essere scandagliati saranno i linguaggi maschile e femminile. Si parte il 22 aprile alle 20,30 alla Sala Dalle fabbriche (via Laghi, 81) dove la Playback Factory di Nodi.Ideeperpensare, una rete di psicologi, proporrà una performance di playback theatre, un metodo basato sull’improvvisazione in cui ad essere messe in scena sono le storie del pubblico. Gaetano Martorano sarà uno dei sei componenti del gruppo chiamato a spettacolarizzare la classica frase “Mi capisci quando parlo?”.
Gaetano, che cosa vi aspettate? La performance sarà ironica o drammatica?
“Dipenderà tutto dal pubblico. Il nostro ruolo è guidarlo, in questo caso intorno al tema del dialogo tra uomini e donne. Ma saranno le storie della gente a indirizzare lo spettacolo. Ogni vicenda personale sarà un pezzo di una storia collettiva, da condividere”.
Dopo questa restituzione a tutti delle storie individuali, ci sarà una riflessione?
“Sì, trarremo delle conclusioni. Ma senza giudicare. Ci interessano le sensibilità che uomini e donne riusciranno a portare”.
E se nessuno avrà voglia di raccontarsi?
“In genere non succede e comunque non si forza mai il pubblico a dover raccontare. In ogni caso abbiamo delle tecniche per scaldare il pubblico. E non raccontiamo più di tre o quattro storie in una stessa serata”.
Al di là di quello che succederà lunedì, come psicologo si sarà fatto un’idea dei rapporti tra uomini e donne oggi…
“Credo che siamo in un momento di transito. I ruoli non sono ancora giunti ad una piena ridefinizione. C’è stata una riconfigurazione che però non è arrivata ad un pieno funzionamento: questo vale per maschi e femmine”.
Gli intoppi, di conseguenza, quali sono?
“Paure e arroganze reciproche. Non vediamo l’altro per quello che è ma per quello che dovrebbe essere. Le reciproche rappresentazioni sono portatrici di fraintendimenti perché causano ‘incagli’ concettuali e relazionali, da una parte e dall’altra”.
Però che ci sia una condizione ancora svantaggiosa per le donne è realtà…
“E’ evidente, soprattutto sul fronte del lavoro, della maternità, della conciliazione. Su questi versanti serve un lavoro enorme. Per il resto, lo sforzo per capirsi deve essere di uomini e donne insieme”.
E’ la prima volta che lavorate sulle tematiche di genere?
“No, abbiamo seguito un progetto sulla conciliazione lavorativa per l’Asl di Rimini. Inoltre, in altri lavori abbiamo notato che la donna, anche laddove ha in mano il portafoglio delle aziende, soprattutto a conduzione familiare, non compare come figura fondamentale. Anzi, proprio per parlare di stereotipi e di linguaggi, se si arrabbia sul lavoro è isterica. Se lo fa l’uomo, invece, significa che ha carattere”.