L’aeroforchetta, la matrioska di gabbie, il posatoio per uccelli. Se c’è un aggettivo adatto ad un giocattolo, per Roberto Papetti è disubbidiente: “Lo è per definizione, perché scardina la dimensione del tempo. E in questo caso, perché entra in galleria e ne guadagna in termini di potenza estetica”. Non è un caso, dunque, se alla niArt Gallery di Ravenna (via Anastagi, 4a/6) potrete ammirare, fino al 9 marzo, la mostra “Il giocattolo disubbidiente” dove il mastro giocattolaio (considerato da Roberto Farné uno dei migliori in Italia), aiutato dalle fotografie di Stefano Tedioli espone alcuni dei suoi pezzi. Non solo quelli d’archivio provenienti dagli anni in cui dirigeva il centro La Lucertola ma anche recenti creazioni. Una è la lemniscata, la curva a farfalla teorizzata nel Seicento da Bernoulli, che Papetti ha trasformato in bigliodromo, non senza riferimenti letterari: a troneggiare sopra la curiosa pista sono i due monelli che giocano con gli elementi dopo il Big Bang nelle Cosmicomiche di Calvino.

Da Genova, dove sta lavorando insieme a due musei, Papetti ha trasferito da noi un mini-museo della lana fatto di piccoli scaffali riempiti di micro gomitoli. “I mini-musei sono uno dei miei ultimi progetti: ne sto studiando uno su Freud, un altro su Einstein”. In attesa di vedere come prenderanno forma minuscoli cassetti contenenti Es, Io e Super Io, alla niArt sono già disponibili quelli dedicati all’Artusi (rigorosamente colmo di biscotti di tutti i tipi, tra occhi di bue alla marmellata di albicocche e krumiri) e a Linneo (con pezzetti di natura vegetale).

L’arte di Papetti non esisterebbe, forse, senza la ricerca scientifica. Lui non ha dimenticato il trattato sui vermi di Darwin, studiato anni fa. E non nasconde la sua “stravagante curiosità per la matematica, presa sempre in maniera critica”. Le connessioni dei suoi giocattoli con le discipline più disparate, in effetti, non mancano mai: “Mi piace usare il verbo ‘sparigliare‘, che significa trovare accostamenti insensati tra le cose”. Prendete due scimmie da lui realizzate, portatele in Darsena a Ravenna sopra una catena metallica posata lì, vicino al canale. Poi fotografatele. Immaginereste che il pittore fiammingo Bruegel ne dipinse un paio simili, nel Cinquecento? E che la Szymborska scrisse una poesia dal titolo “Due scimmie in catena”? Tutto questo è accaduto.

Ma Papetti non è uno che si guarda solo indietro, per quanto parta sempre dalla tradizione popolare. Dopo avere sperimentato i pezzi di computer per costruire, ad esempio, una cerbottana che pare un archibugio spaziale, ora vorrebbe passare ai materiali del post-umano come dentiere e pace maker. Un giocattolo con le protesi, in fondo, lo ha già realizzato. Lo vedrete nella seconda sala della mostra. E’ una sorta di capanno da pesca al quale sono attaccati un fischietto, una ruota, una trottola: “Sono pezzi intercambiabili da togliere e mettere, a piacimento”.

E’ il corpo, alla fine, la chiave di tutto. Il corpo dei bambini che sperimenta mille possibilità a partire da un oggetto. E se c’è un messaggio in tutto questo, lontano dai giocattoli elettronici che “danno l’illusione della relazione attiva ma in realtà ti fanno fare quello per cui sono programmati”, è la libertà.

 

Sabato 2 marzo alle 17,30, ad ingresso libero, incontro animato per bambini e familiari con narrazione della fiaba barocca “La cerva fatata” da “Lo cunto de li cunti” di G.Basile.
Orari della mostra: martedì e mercoledì 11-12,30, giovedì e venerdì 17-19, sabato 11-12,30 e 17-19. Fuori orari su appuntamento (338 2791174)