E voi, controllate la cronologia dei siti visitati dai vostri figli? Li avvertite che sui social network, magari involontariamente, si possono commettere anche reati? In molti casi la risposta sarà no. E’ per invertire la tendenza che l’associazione 2000 Giovani di Bellaria organizza mercoledì alle 20,30 al Teatro Smeraldo (via Pascoli) della parrocchia una serata dal titolo “Pericolo notificato: chi c’è on line?”. Sarà Francesca Crovasce, psicologa e psicoterapeuta, a coordinare l’incontro, parlando in particolare degli strumenti di prevenzione.
Oggi al termine “bullismo” è stato affiancato quello di “cyberbullismo”: qual è la differenza?
“Sono due fenomeni che riguardano da vicino gli adolescenti. Il bullismo si traduce in episodi di violenza diretti, come prese in giro e spintoni, e indiretti, come quando la vittima viene presa di mira e isolata. Il cyberbullismo è un’altra delle forme indirette: di mezzo c’è uno schermo, la relazione non esiste ma molti utenti vedono quello che succede tra il bullo e la sua vittima”.
La fascia di età interessata dal fenomeno di sta abbassando?
“Sì, oggi abbiamo anche bambini di quinta elementare sui social network. L’età è destinata ad abbassarsi. A Natale molti hanno regalato gli I-pad per i bambini di tre o quattro anni”.
Perché il fenomeno del cyberbullismo è così allarmante?
“Perché gli adulti non se ne accorgono in tempo, perché non se ne parla abbastanza. Ma soprattutto perché i genitori non controllano i propri figli al computer, li abbandonano a se stessi e allo stesso tempo non s’informano delle possibili conseguenze che un utilizzo sbagliato può avere”.
C’è uno scarto generazionale che impedisce una relazione collegata all’uso delle tecnologie?
”In parte sì. I cosiddetti nativi digitali sono nati che Internet esisteva già. I loro genitori no, hanno dovuto imparare ad utilizzarlo. Questa discrepanza fa sì che molti adulti non considerino i pericoli della rete”.
Quali sono, nello specifico?
“Accettare l’amicizia di qualcuno con una falsa identità può essere pericoloso. Così come pubblicare una foto per la quale non si ha avuto l’autorizzazione alla pubblicazione. Il discorso dei reati non va sottovalutato”.
I genitori come possono fare prevenzione?
“La chiave non è vietare ai figli l’utilizzo del computer. Limitarne l’utilizzo al massimo di un’ora al giorno, questo magari sì. Ma bisogna usare altri metodi: assicurarsi che i figli verificano la reale identità delle persone con cui sono in contatto sui social network, non lasciare il computer nella loro stanza, inserire dei filtri, e ogni tanto dare un’occhiata ai siti che hanno navigato”.
Da cosa ci si accorge che un ragazzino sta subendo episodi di cyberbullismo?
“Se è silenzioso, non parla, non ha voglia di stare con gli amici e ha comportamenti aggressivi bisogna mettersi in allarme. E ricordarsi di verificare se ha gli stessi comportamenti negli altri ambienti che frequenta: scuola,catechismo, palestra. Allacciare una rete con gli altri adulti che se ne occupano è fondamentale”.
Che cosa sta togliendo, il computer, al rapporto genitori-figli?
“Ha eliminato in parte la comunicazione vera: quella verbale, emotiva. E’ importante, per arginare il cyberbullismo, stare con i propri figli, parlare con loro”.

All’incontro saranno presenti anche gli educatori Irene Banci, Christian Grandi e Manuela De Tommaso, gli psicologi Lorenzo Berti e Valentina Scarponi e l’avvocato Adele Ceccarelli.  

Bulli sul web: fenomeno in crescita