Fare incontrare giovani e anziani. Ridare ai nonni il loro ruolo di depositari dei saperi da tramandare, farli sentire ancora una volta utili. Sara Panzavolta, 27 anni, educatrice alla Lucertola di Ravenna e maschera a teatro, ha sempre amato i suoi nonni e la scrittura. Finché un bel giorno ha deciso insieme all’amica illustratrice Lucia Calsapietra di fare sul serio. Ed è nato “Quando mio nonno era un bambino: memorie di un’infanzia”, edito da Danilo Montanari e domani alle 16 protagonista della presentazione in programma proprio alla Lucertola.
Sara, come hai messo insieme i racconti di tuo nonno Edgardo?
“Sono andata con Lucia a casa sua, ci siamo messi sul bal

cone con il registratore e l’ho intervistato. Poi ho
sbobinato quella chiacchierata, l’ho tradotta dal dialetto e ho iniziato a scrivere”.
Quali aneddoti ti hanno colpita di più?
“Ce n’è uno che fa ridere un sacco i bambini. All’epoca non c’erano servizi igienici. Mio nonno racconta che a marzo, quando nascevano gli anatroccoli, si puliva il sedere con quelli, erano morbidissimi”.
Succedevano anche cose tristi?
“Più che tristi, pericolose. I bambini stavano tutto il giorno in giro da soli, avevano una libertà assoluta ma questo significava anche trovare delle armi in giro. Mio nonno una volta si mise a giocare con delle bombe a mano fumogene”.
Ti piacerebbe che i tuoi racconti fossero usati come narrativa per le scuole?
“Le classi quarte e quinte delle scuole elementari di Marina di Ravenna e Punta Marina hanno già acquistato il libro, lo leggeranno e poi ci incontreremo alla biblioteca Ottolenghi. Penso di portare anche mio nonno, che ha 80 anni. E’ sempre bello trovarsi davanti i protagonisti dei libri”.
Com’è stato, scrivere per bambini dai 9 ai 12 anni?
“Facile. Sono abituata a stare con i bambini e trovo il loro linguaggio logico e semplice. Ho fatto come fanno loro. E mi sono divertita”.
C’è più racconto o più illustrazione?
“Più racconto. E siccome è molto dettagliato, Lucia ha pensato di disegnare dei volti senza occhi né bocca, per lasciare spazio alla fantasia. Quando mio nonno li ha visti, ha detto: ‘Ma non si vedono mica le facce qui!”.
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